Casa della balia di Volta
Se avete già fatto un giro per Brunate, magari vi sarete accorti che qui vicino, al civico 5 della via che mi hanno intitolato, c’è una lapide, posta nel 150° dell’invenzione della pila, che dice: “In questa casa Alessandro Volta trascorse i primi anni di sua vita”. Però io vi dico che, in realtà, la casa della mia balia è quella che vi trovate davanti ora. Ad essere precisi, entrambe appartenevano alla famiglia dei Pedraglio, quindi non è da considerarsi un errore l’iscrizione ufficiale, ma il mio affetto e miei primi ricordi sono legati a questo angolo del centro storico. Qui ho trascorso la maggior parte del tempo nei primi trenta mesi della mia vita e assieme al latte ho assorbito anche importanti nutrimenti spirituali.
Il marito della mia balia, Lodovico Monti, era un fabbricante di barometri e mi ha instillato il primo amore per la scienza. Dalla donna che mi ha nutrito, Elisabetta Pedraglio, ho imparato l’importanza dell’affetto per crescere bambini forti e a non credere ai pregiudizi. In paese, sapete, la chiamavano “la pazza”, ma era semplicemente una persona riservata, capace di stare bene anche da sola. Del resto, di me dicevano che ero “un po’ tonto”, perché pare che fino all’età di quattro anni non abbia spiccicato una parola. Ora, invece, dicono che sono un genio. Ma io mi sento sempre Sandrino, allora come oggi.
