Via Santa Guglielma
Di Brunate, fin da bambino, mi hanno sempre affascinato due cose: la natura e le storie che raccontava la gente. Storie in cui non sapevi mai dove finisse la realtà e dove cominciasse la leggenda. La più bella riguarda proprio la dedicataria della via dove vi trovate ora: Santa Guglielma. L’avete mai sentita nominare in altre città? Ai miei tempi qui era adorata dalle giovani madri, che salivano a Brunate per chiederle la grazia di avere latte a sufficienza per crescere figli sani e robusti. Un’iscrizione sulla facciata laterale della chiesa parrocchiale, accanto a quella a me dedicata, dice che quassù Guglielma abbia trovato “ospitale ricovero contro l’ira ingiusta del marito”. Si narra che fosse figlia del re d’Inghilterra e sposa del re d’Ungheria, fuggita dopo essere stata calunniata dal cognato respinto e condannata a morte dal marito.
Quest’ultimo, raggiunto a distanza d’anni dalla fama di santità della consorte, pare sia venuto fino a Brunate per chiederle perdono. Altri, invece, dicono che la Guglielma adorata su questo monte sia quella condannata a Milano dall’Inquisizione nel 1300, perché i suoi fedeli la ritenevano il nuovo messia e perché lei aveva creato una comunità dove donne e uomini vivevano con pari diritti e doveri. A me piace fermarmi in chiesa davanti al dipinto di Santa Guglielma e pensare che sia l’unico sfuggito al fuoco degli inquisitori. Che le figure accanto a lei siano i suoi seguaci Andrea Saramita e Maifreda da Pirovano, bruciati sul rogo assieme ai resti della santa-eretica. Che Brunate abbia salvato la memoria di una donna giusta e in anticipo sui tempi.
