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Via Monti

Io mi sento molto legato a Brunate. E non solo perché vi ho trascorso i primi 30 mesi della mia vita e sono tornato più volte da adulto a compiere escursioni nella natura, che ha sempre qualche segreto da disvelare a un occhio attento. Qui mi hanno voluto bene anche da morto e non è poca cosa. In particolare i due fratelli, Pietro e Maurizio Monti, a cui è dedicata questa via. Pietro era il maggiore. Nato nel 1794, divenne un fine latinista e grecista, ma alla cattedra che ricoprì a Como e Milano e a quelle che gli proposero in altre città, preferì la cura delle anime di Brunate, dove fu parroco. E che parroco! Promosse l’agricoltura, in particolare la coltivazione delle patate, che io per primo avevo portato in Lombardia da un viaggio in Svizzera e in Francia del 1777, su suggerimento della mia amica agronoma Teresa Ciceri, e anche quella delle cipolle, per le quali Brunate è rinomata.

Scrisse anche un trattato sull’apicoltura e un vocabolario del dialetto comasco, grazie al quale sappiamo che le belle pendici verdi tra Brunate e Como un tempo erano chiamate “la riviera”. Suo fratello Maurizio non fu da meno. Professore di fisica e matematica al seminario minore, era anche arciprete alla parrocchia di Sant’Agostino in Como, ma soprattutto un grande appassionato di storia. Ha raccolto in alcuni volumi quella di Como dall’antichità ai suoi tempi, dedicandomi parole di cui gli sono grado e ha scritto anche una mia breve biografia. Dicono che sia stato lui a dettare la l’iscrizione in mio onore, che si trova sulla facciata laterale della chiesa di Brunate.