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Faro Voltiano

Tra i monumenti che mi hanno dedicato questo faro è il mio preferito. Perché è quello che si vede da più lontano. Perché guarda verso la Svizzera e l’Europa e mi ricorda i miei viaggi di studio. Perché con la sua luce bianca, rossa e verde mi lega indissolubilmente al mio amato paese, l’Italia. Sapete chi ha avuto la brillante idea di costruirlo? Un santo. Sì, san Luigi Guanella, il grande missionario della carità che ha aiutato i poveri delle nostre terre e anche gli emigranti. Lanciò la proposta per celebrare il centenario dell’invenzione della pila, nel 1899. Costituì un comitato e pubblicò una rivista Pro-Faro finalizzata a raccogliere i fondi necessari per costruirlo. Lo fermarono contrasti politici e anche dissidi tra laici e cattolici, che mi hanno molto addolorato. Don Guanella, con la luce di questo faro voleva ricordare lo scienziato ma anche l’uomo di fede e questo non stava bene agli atei. Che cosa posso dire in proposito? Quello che confidai a Silvio Pellico e che lui tradusse in una mirabile poesia: «Benché procacciassi alzar lo ingegno, / Sì che a Natura io lacerassi il velo, / Sempre d’Iddio vidi innegabil segno».

Per fortuna la luminosa idea di quel sant’uomo è stata realizzata per i cento anni della mia morte, nel 1927, quando i soldi li ha raccolti l’Igni. Non lo conoscete? Era l’Istituto gare nazionali e internazionali di telegrafia e con questo faro volle celebrarmi come precursore dell’invenzione del telegrafo. Mi piace molto il fatto di essere ricordato anche per aver contribuito a facilitare la comunicazione tra persone lontane, pensando, nel 1777, di poter far scoppiare una scintilla a Milano con un impulso elettrico dato a Como. Vorrei che ricordaste anche chi ha progettato questo faro: Gabriele Giussani. Era un giovane ingegnere, che quassù veniva in villeggiatura, quando nel 1927 donò il progetto per realizzarlo. Negli anni Cinquanta del Novecento divenne sindaco di Brunate e in paese lo ricordano per due novità di cui fu promotore: la scuola elementare, che gli è stata intitolata, e la festa del narciso, con addobbi e carri allegorici fatti di fiori, che attiravano migliaia di visitatori, anche da lontano.