Ex /former Grand Hotel Brunate
Non chiedete a me, Alessandro Volta, che cosa pensi della lirica. Amavo il teatro e l’opera, ma l’incanto si è rotto quando mi sono innamorato di una cantante, Marianna Paris. Allora, eravamo nel 1789, le donne di teatro erano considerate delle poco di buono. Così fui costretto a lasciarla dai miei fratelli, che raccolsero mille scudi per risarcire la famiglia della ragazza, purché io rompessi la promessa di matrimonio. Ma gli effetti della rivoluzione francese arrivarono presto anche da questa parte delle Alpi e le idee di eguaglianza entrarono nei salotti e persino nei teatri. Così feci in tempo a vedere un soprano acclamato come, e forse più, di un grande scienziato. Sto parlando di Giuditta Pasta, che aveva debuttato a Como a soli 12 anni e poi ha conquistato i teatri di tutta Europa.
A Brunate la ricordano perché il 22 marzo del 1848 salì a celebrare la vittoria dei lombardi contro gli austriaci nella prima Guerra di Indipendenza, compiendo un rito con il vino e una grande bandiera tricolore e cantando l’Inno di Mameli. Fece tutto questo proprio qui, nel punto più panoramico del paese, detto Pizz, dove nel 1893 è stato costruito il Grand Hotel Brunate. I tempi cambiarono così velocemente, che finirono per dedicare un monumento a Giuditta Pasta in vita, prima che a me, morto ormai da vent’anni. Alcuni miei estimatori la presero malissimo, io invece, quando l’ho saputo, ho sorriso e ho pensato alla mia Marianna.
